Sapori ed emozioni: senza piacere non si dimagrisce

“Una volta che i miei occhi furono sazi della bellezza emanata dal pasto, mi sistemai in un angolo soleggiato del pavimento di legno pulito e mangiai fino all’ultima briciola, con le mani, mentre leggevo il giornale in italiano. Sentivo la gioia in ogni molecola del corpo”

Elizabeth Gilbert, Mangia Prega Ama

Cito un bellissimo romanzo che è diventato un film altrettanto bello con protagonista la splendida Julia Roberts, che suggerisco di leggere-vedere se non l’avete già fatto: segue le vicende di una donna che decide di prendere diverse decisioni in grado di cambiare la sua vita. Esce dalla sua zona di comfort per scoprire se stessa mentre viaggia per il mondo.

Cosa ha a che fare questo con la nutrizione e la mia professione?

Tantissimo, oggi voglio parlarvi di piacere legato al cibo.

Spesso mi raccontate di aver seguito piani dietetici che vi hanno resi tristi, di umore nero o aggressivo.

Questo perché si compie un grosso errore: si scinde il cibo dal piacere.

Il piacere dovrebbe essere invece il criterio guida della nostra dieta (intesa come stile di vita, ovvero nel senso etimologico vero e proprio): non provare piacere rende impossibile non solo mangiare in maniera naturale ma anche sapersi fermare quando si è mangiato abbastanza, saremo sempre alla ricerca di un alimento che ci dia più soddisfazione sotto l’aspetto edonistico.

E in questo non c’è nulla di male o di sbagliato: è assolutamente normale che sia così.

Da sempre l’aspetto piacevole è legato all’alimentazione dell’uomo: non mangiamo solo per soddisfare un bisogno primario del nostro organismo, ma per tante altre ragioni, legate anche alle nostre emozioni e ricordi.

Se forzatamente non seguiamo più il nostro senso di fame e sazietà né i nostri sensi e le nostre emozioni, ma facciamo subentrare un controllo volontario sfibrante, dimenticando cosa sia il piacere, finiremo per non sentirci mai davvero sazi.

Una dieta che provoca costante frustrazione non durerà mai a lungo, non porterà quindi a quel cambiamento duraturo dello stile di vita che porta naturalmente a mantenere un peso adeguato alla nostra salute, che ci faccia sentire bene.

Come spesso ricordo ai miei pazienti, non si può stare a dieta a vita (intesa come restrizione dietetica), piuttosto bisogna imparare ad avere equilibrio nei confronti del cibo e quindi a saper gestire anche le occasioni sociali.

Per dimagrire, bisogna innanzitutto fare in modo di provare piacere: ma attenzione, mangiare in modo compulsivo, per reprimere delle emozioni negative, non significa mangiare con piacere.

Non è un atteggiamento sano nemmeno avere paura di ingrassare ogni volta che si mette qualcosa sotto i denti.

Il piacere non è un lusso

Ogni forma di alimentazione dovrebbe tenere in considerazione tanto il piacere quanto la dietetica e la salute. Prendersi cura di sé attraverso il cibo rappresenta il 60% del successo della perdita di peso, poiché mangiare ha una potente funzione di compensazione emotiva.

Ecco perché, per poter dimagrire, a volte bisogna imparare a lasciarsi andare: accettare per esempio il fatto che mangiare tre biscotti senza avere fame ed evitando di colpevolizzarsi significa in effetti volersi bene.

Dal momento che l’edonismo è assolutamente centrale nell’atto del mangiare, seguire una dieta senza provare gioia spinge prima o poi a cedere, proprio per la necessità di ritrovare un po’ di piacere.

Scegliere gli alimenti che ci riempiono di gioia

In genere gli alimenti che apprezziamo di più sono quelli della nostra infanzia, piatti che hanno il potere di generare in noi gioia e sollievo.

Più mangerete piatti che amate, più facile sarà sentirsi sazi.

Ristabilire un buon rapporto con il cibo, ritrovando il piacere e le sane emozioni durante i pasti, è il primo passo per adottare un’alimentazione sana che non vi farà ingrassare.

Il gusto non è innato: viene acquisito attraverso un processo di apprendimento che comincia fin dalla fase embrionale ed in seguito assume valore più simbolico se connesso ad un partner, ad una cultura di adozione o ad un’appartenenza religiosa.

La cosa interessante è che non è necessario mangiare una quantità eccessiva di quell’alimento che preferite per essere appagati, oltre al fatto che educando il gusto a cibi nuovi, potrete scoprire che i vostri gusti cambiano e potrete apprezzare persino il sapore di un cetriolo e questo vi basterà.

Concedersi degli sfizi rimanendo consapevoli

Altro consiglio importante è di evitare di farvi prendere da logoranti conflitti interiori sul mangiare talvolta, ad esempio, un biscotto dolce o meno: il pensiero insistente vi porterà alla fine a mangiarne più d’uno.

Sarebbe meglio invece dirvi “ne mangio uno e me lo gusto il più possibile, poi mi metterò a fare qualcos’altro”.

La chiave del problema non è domandarsi se mangiarlo o meno, ma compiere e agire nell’immediato per porre fine all’indecisione e trovare pace.

Mangiare, un’emozione estetica

Un aspetto fondamentale per aiutarci a non eccedere con le quantità è curare la presentazione di quello che mangiamo.

Consumare un pasto in un ambiente accogliente, con piatti ben presentati in stoviglie altrettanto curate, magari con dei fiori colorati posti a tavola, con delle musica piacevole di sottofondo, prestando attenzione a quello che si mangia, sazia il doppio rispetto a uno fatto in piedi, al bancone di una tavola calda.

Mi rendo conto che i tempi moderni non ci permettono spesso di dedicare tempo alla cucina ma appena possiamo facciamolo, ne va della nostra salute.

Mangiare piacevolmente, con consapevolezza, fa una grossa differenza.

Concludendo…

Chiedetevi se il piano alimentare che state seguendo per dimagrire è sostenibile per tutta la vostra vita. Lo seguireste sempre? Si concilia con le vostre occasioni sociali?

Se la risposta è no, se si allontana molto dalle vostre abitudini e vi provoca sofferenza allora non è la dieta che fa per voi.

Se avete voglia di intraprendere un percorso di rieducazione nutrizionale dove le vostre emozioni non vengono messe da parte, contattatemi.

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